Il blog di Vincenzo Valenza

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Come ti demolisco i 3 principali alibi per non leggere

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In Italia effettivamente non si legge molto. Provate a pensare alla cerchia dei vostri parenti, amici, colleghi e conoscenti, quanti di loro leggono abitualmente? Molto pochi. Potrei azzardare un 10% a tenermi largo ma non credo che sia attendibile come percentuale. Se si arriva all’otto percento e veramente tanto grasso che cola. Chi non legge non vuole leggere o non vuole fare un piccolo sforzo per acquisire un’abitudine molto ma molto positiva.

I benefici della lettura

I benefici dati dalla lettura sono molteplici e importantissimi, voglio ricordarne alcuni solo per permettere al lettore di riflettere sull’importanza di tale buona abitudine.

È rilassante, leggere allenta la tensione e ci permette di staccare la spina dalle nostre occupazioni e preoccupazioni quotidiane; in effetti è come fare una piccola meditazione.

Amplia il nostro vocabolario e ci permette di esprimerci meglio, il che è una mano santa visto che stiamo, come società, riducendo i termini d’uso comune, usiamo sempre meno parole e quelle che usiamo, vanno verso un impoverimento del loro stesso significato.

La possibilità di esprimerci meglio condiziona positivamente la nostra capacita di esprimere pensieri complessi. Sì, perché il linguaggio è strettamente connesso alla nostra capacità di pensare. Di fatto, noi pensiamo anche e soprattutto parlando. Il linguaggio contribuisce a migliorare il livello del nostro pensiero e pensando in modo più accurato si arricchisce il linguaggio stesso, instaurando un circolo virtuoso. Ma torniamo al nocciolo della questione, gli alibi per non leggere.

Alibi n°1

Non ho tempo

Molto spesso, parlando con persone che non leggono molto anzi che non leggono affatto, si sentono in dovere di giustificare la “mancanza” dicendo di non avere tempo. Ebbene, io sono sicuro che nella stragrande maggioranza dei casi, il tempo c’è eccome! Semmai il problema è dare priorità ad attività che non meritano più di pochi minuti al giorno come, per esempio, navigare tra i social. In realtà, ve benissimo aggiornare o sbirciare tra le pagine di facebook o twitter ma se continuiamo a farlo solo per ammazzare il tempo, beh allora sarebbe meglio fare altro. Ci sono molti esempi di come si può impiegare meglio il tempo che abbiamo a disposizione. Come dici? Quali? Ti illumino seduta stante; prima di andare a dormire, sarebbe buona abitudine leggere qualche pagina, così possiamo staccare dagli “schermi” e prepararci meglio per la notte oppure, se sei un pendolare, prova a leggere un libro mentre sei in viaggio o ancora, sei in attesa dal dentista, dall’estetista o dal barbiere? Puoi leggere un buon libro mentre aspetti e inoltre, se accompagnate i vostri figli a scuola, li riprendete anche immagino e allora mentre aspettate quei dieci minuti, leggete qualcosa, qualsiasi cosa possa piacervi. Oltre alla scuola, li accompagnate in palestra, a musica, a teatro o in piscina? Perché non approfittare dei tempi morti per leggere un po?

Alibi n°2

Non ho spazio

Un altro alibi molto in voga è, non ho spazio. Ebbene, intanto non vi serve uno spazio enorme per poter sistemare almeno una ventina di libri. Un paio di ripiani larghi una cinquantina di centimetri possono contenere dai quaranta ai sessanta libri, a seconda della grandezza. Per leggere diciamo, cinquanta libri, avrete bisogno, visto che non siete lettori accaniti, di una decina d’anni, perciò con due ripiani o mensole da 50 cm. state a posto per dieci anni. Eh sì, è dopo? Direte voi; dopo, vi rispondo io, se avete spazio, potete aggiungere ripiani o mensole alla vostra libreria altrimenti potete recuperare degli spazi inutilizzati e se non ne avete, potrete semplicemente scambiare i vostri libri con quelli di altri lettori, così risparmiate pure o scambiarli nelle stazioni librarie, cioè quei posti messi a disposizione da esercizi commerciali, dove poter prendere un libro lasciandone un altro ma se proprio ci tenete ad avere con voi tutti i vostri libri, potrete anche decidere di leggere in digitale. Gli e-reader in commercio sono ormai molto performanti e anche se non potrete sfogliare della vera carta, restituiscono un’esperienza di lettura molto simile a quella dei libri cartacei, pensate che potrete leggere in piena luce solare, non affaticano gli occhi come fanno i tablet o i cellulari e possono contenere migliaia di opere, più spazio di così.

Alibi n°3

I libri costano troppo

I libri costano troppo. M è davvero così? Allora, un libro può costare da pochi centesimi a svariate decine di euro salvo casi particolari in cui si superano i cento euro a seconda del libro, se sia digitale o cartaceo, il numero di pagine, la carta utilizzata, la copertina, l’autore ecc. Dire perciò che i libri costano troppo è un pò vago ma teniamoci sul cartaceo medio, diciamo che un libro costa venti euro e cioè meno di un videogioco, per esempio ma vi dirò di più, se fumate, non spendete almeno 20/25 euro a settimana? A settimana… se leggete un libro al mese, spendete 20 euro al mese, un quarto per quanto spendereste in sigarette. Se acquistate un libro al mese spenderete meno, ma molto meno di una colazione al giorno, diciamo un quarto della colazione. Se poi leggete in digitale, ci sono libri dal costo bassissimo, meno di 5 euro, per non parlare dei classici o altri libri a 0 euro. Inoltre esistono ancora le biblioteche comunali che mettono a disposizione cataloghi importanti senza alcun costo, voi vi iscrivete, chiedete in prestito un libro, lo leggete, lo riportate e ne prendete un’altro, non mi sembra affatto male.

Bene, spero di avervi convinto che se volete potete leggere senza problemi, la lettura è davvero per tutti e se avete deciso di farlo, ricordate che non dovete leggere come un forsennato perché c’è il tale tipo che legge 50/100 libri all’anno ma prendetevi il vostro tempo e divertitevi lasciando andare la vostra mente e il vostro cuore fino a giungere lì dove nessuno è mai giunto prima e sì perché ovunque andrete con l’immaginazione ci andrete solo voi, è il vostro viaggio e malgrado possa essere effettuato da tutti, il vostro è solo vostro.

Ecco i link per acquistare i miei libri:

È Solo un Gioco

Paride Royl e la Lanterna dei Sogni Perduti

Buona Pasqua a tutti i lettori

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Riflessi d’inchiostro augura a tutti i lettori, un Buon Natale.

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Hai mai pensato di scrivere?

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Ti piace leggere? O forse sei un vero e proprio appassionato? Un “lettore forte”, come si direbbe, uno di quelli che leggono 15/20 libri all’anno. Hai mai pensato di scrivere? Se hai pensato di scrivere ma hai qualche dubbio, continua a leggere perché si può fare ma devi tenere a mente alcune cose.

Leggere e studiare

Che leggere sia una cosa importantissima per scrivere mi sembra fin troppo evidente ma ciò che potrebbe non essere ben chiaro è il fatto che, a qualsiasi livello ti trovi, avrai bisogno di prepararti. Devi leggere e studiare, continuamente. Le ragioni sono molteplici. Partiamo dal fatto che devi sapere come si scrivere un romanzo ma anche questioni più pratiche come l’uso di un programma di scrittura come word, il font più adatto, l’interlinea ecc. Potresti inoltre avere la necessita di doverti documentare su un evento storico, su come funziona un razzo, sulle leggi di un altro paese, su di una malattia o su qualsiasi altra cosa tu non conosca e credimi, ce ne sono di cose che non conosci e anche dopo aver scritto decine di libri, esserti documentato su mille cose, dovrai continuare a studiare, non è fantastico? Ah poi non dobbiamo sottovalutare altre cose, del tipo, come presentarsi a un editore, come usare internet e i social, come interagire con altri autori in una possibile collaborazione, con i lettori e gli addetti all’informazione. Come vedi si tratta di un mare di cose che ampliano notevolmente il raggio d’azione di uno scrittore, non trovi?

Avere un metodo

Un non addetto ai lavori, potrebbe pensare che scrivere significhi narrare le gesta di uno o più personaggi in modo lineare e cronologico ovvero, scrivo ciò che accade oggi, poi domani, dopodomani e via dicendo fino al completamento della storia. Anche io lo immaginavo in questo modo e naturalmente si può fare, ma in realtà non è quasi mai così. Io posso parlare della mia esperienza, ma penso che tutti gli scrittori usino un metodo, chi più, chi meno. Ma che significa utilizzare un metodo? Beh, sicuramente significa suddividere il processo di realizzazione di un libro in diversi step, curandoli separatamente per poi completare l’intera opera. Per esempio, se ho un’idea, la trascrivo con più dettagli possibile, questo è il primo step. Successivamente quando decido di realizzare l’idea che mi sono precedentemente annotato, la riprendo e a grandi ma molto grandi linee mi scrivo lo svolgimento dell’intera storia, chi è il protagonista o i protagonisti, quali sono le difficoltà che dovranno affrontare, quali soluzioni adotteranno ecc. secondo step. Dopo di che, suddivido la storia in diverse parti, dieci, venti o anche di più a seconda della storia. Questa per me è la scaletta, terzo step. Una volta pronta la scaletta di, mettiamo quindici punti, procedo allo sviluppo di ognuno e questo può essere il quarto step. Non voglio scrivere ora un manuale comunque una volta completati tutti i punti della scaletta ci saranno degli ulteriori approfondimenti nei dettagli, svariate revisioni e rielaborazioni che porteranno ad un lavoro completo dopo molti passaggi via via sempre più accurati e dettagliati. Ecco questo penso possa dare l’idea di cos’è un metodo che personalmente ritengo necessario alla realizzazione di un romanzo. È anche vero che una volta progettato, lo puoi modificare come ti pare, sei tu l’autore, ma in ogni caso, il tuo progetto sarà un’ottima traccia, in modo che tu non ti perda tra le mille cose che dovrai tenere a mente per giungere la dove nessuno e mai giunto prima. Sappi che esistono diversi libri che ti possono spiegare come realizzare una storia ma con un po’ di logica e buon senso, ognuno si può creare il proprio, personalizzandolo in base alle proprie necessità e caratteristiche. Logicamente nessuno ti vieta di partire da un metodo messo a punto da altri autori per poi modificarlo a tuo uso e consumo.

L’idea è la cosa più importante

Prima di iniziare a scrivere con un certo impegno, ero convinto che scrivere fosse una cosa veramente difficile da fare, perché, se era vero che avevo un mondo di idee, era altrettanto vero che occorrevano molte altre conoscenze come la padronanza della lingua italiana o la necessità di apprendere un metodo di lavoro efficace. Poi ho compreso alcune cose.

La prima è che se vuoi, puoi migliorare le tue conoscenze della lingua, sia studiando in un percorso ufficiale di studi come il liceo o l’università sia in proprio e il modo più semplice e diretto sai qual è? Non ci crederai ma è proprio leggere tanti bei libri.

La seconda è che il metodo lo puoi imparare o te lo puoi creare da te.

La terza è che l’idea non la puoi produrre a volontà ma viene da se, semplicemente. Eventualmente puoi tentare di creare delle condizioni che favoriscano l’affiorare di un’idea; è un po’ come coltivare un orto, non sei tu a far nascere e crescere i pomodori o la lattuga ma sei tu a piantare i semi e a prendertene cura e se le condizioni saranno quelle giuste e mantenute nel tempo, avrai le tue insalate. Quindi siccome l’idea non la puoi produrre tu, ne consegue che è la cosa più importante e quando arriva non bisogna farsela scappare. Perciò se hai tante idee beh, allora le devi sfruttare, per tutto il resto ci vuole costanza e duro lavoro.

Prima o poi dovrai completare il tuo libro, fai il meglio che puoi ma avrai sicuramente sempre da migliorare

Su questa cosa ho sempre avuto le idee abbastanza chiare perché ci sono solo due modi in cui puoi far finire una storia. Nel primo tu sai dall’inizio come andrà a finire ossia nell’idea iniziale è insito il finale. Lo sai già dall’inizio insomma. Nel secondo modo, non lo sai e te lo devi inventare dopo. Per me è come diceva Mike Bongiorno, è la prima che vale. Ma che tu lo sappia prima, o dopo, il libro deve finire e questo significa che lo rileggerai un’infinità di volte e troverai milioni di cose che vorrai cambiare ma devi fartene una ragione, ad un certo punto Big Ben deve dire stop e allora capirai che ci saranno grandi soddisfazioni perché hai concluso qualcosa che non avresti neanche immaginato di iniziare e se sarai stato attento e scrupoloso, a prescindere da quello che accadrà dopo, avrai fatto comunque un buon lavoro. Poi ti accorgerai di tutte le cose che potevi fare meglio e lo farai, scrivendo altre storie, migliorando il tuo stile, la tua tecnica, la padronanza della lingua, avrai migliorato le tue conoscenze su tutto ciò che ti circonda e su ciò che sei veramente così saprai che ogni fine è un nuovo inizio, sempre!

Da 0 a 100 anzi 1000

Foto di Pexels da Pixabay

Lo so, lo so, tutti dicono : “ho sempre scritto poesie”, ma è la verità, fino a quando, qualche hanno fa, non ho deciso di sbarazzarmi di tutte le vecchie poesie scritte negli anni. Come dici? Perché? Beh, ormai non mi rappresentavano più, così ho deciso di ricominciare facendo un lavoro un pò più strutturato e ho scritto circa 150 poesie, un centinaio delle quali uscirà a breve in una raccolta.

Una poesia al giorno

Mi piace scrivere poesie ma amo anche scrivere storie, così ho pensato che se fossi riuscito a scrive almeno una poesia al giorno sarebbe stato più facile per me alimentare sia la passione per le poesie che per i romanzi o racconti visto che mi sarebbe rimasto del tempo per scrivere altro. Onestamente non sempre ci riesco ma appena ho qualche minuto libero cerco di scrivere la mia poesia quotidiana; in alcuni giorni “produco” e in altri no, ma va bene ugualmente; sono soddisfatto di quante ne ho scritte semmai mi interessa migliorarne il contenuto, alzare l’asticella come si suol dire.

Mille poesie

Ne ho scritte più di cento (e fra poco vedranno la luce), quasi centocinquanta per l’esattezza e il mio obiettivo in questa vita sarebbe scriverne (e magari pubblicarne anche) almeno mille. Certo è abbastanza azzardato ma con un pò di perseveranza, potrei anche farcela. Al di là del fatto che io riesca o meno a raggiungere l’obiettivo, scrivere poesie tutti i giorni è un ottimo esercizio che fa bene alla mente e al cuore.

Anche una va bene

Che siano cento o mille, l’importante è che siano sentite, che in qualche modo ci sia un pezzo di noi, perché anche se non parliamo di noi stessi o delle nostre emozioni, comunque ciò che riportiamo, giusto o sbagliato, bello o brutto, intelligente o stupido, passa attraverso il filtro della nostra anima che fa esperienza nell’osservare, valutare e sentire. Per questo, anche una va bene.

Scrivere per se stessi

Scrivere per gli altri? Sì certo, va bene ma anche scrivere per se stessi va bene. Non c’è una regola fissa, ognuno deve trovare le proprie motivazioni. Personalmente io ho cominciato a scrivere per “osservare” le mie emozioni, i miei stati d’animo e così capire meglio me stesso. Per anni ho scritto per me stesso e moltissime cose di quanto ho scritto, non le ha lette nessuno, solo di recente ho deciso di pubblicare ciò che scrivo. Tutto ciò è terapeutico? Certo che sì ma io direi di più, è un percorso di costruzione del proprio essere.

Bene, per oggi è tutto

nano, nano

Perché scrivere poesie?

Foto di Melanie da Pixabay

Cos’è una poesia

Etimologicamente poesia significa generare, produrre, creare e quindi anche comporre. La poesia è quindi l’arte di creare componimenti in versi. La poesia classica ha delle caratteristiche specifiche come l’uso sapiente della rima che può essere alternata, baciata, incatenata o incrociata; e come il buon uso della metrica. Ci sono, nel mondo della poesia classica, diversi stili e tipologie con connotazioni assai precise ma se vogliamo andare più nel generale, la poesia è la capacità di produrre effetti nel cuore di chi legge, attraverso l’uso delle parole e dei versi.

La poesia moderna

Se abbandoniamo il mondo classico, abbiamo sempre il tentativo di generare del sentimento in chi legge ma utilizzando uno stile cosiddetto, libero. Inutile dire che la poesia classica è splendida dal punto di vista estetico. Il poeta può anche mettere in fila dei versi che dicono poco ma il modo in cui le assembla, la rendono bella. D’altro canto nello stile moderno, libero, per cui, senza regole, l’emozione è suscitata unicamente dalle parole e dai versi usati in virtù del proprio significato che spesso, secondo me, è metaforico, allegorico se non archetipico.

Il bisogno di scrivere poesie

Ma perché uno dovrebbe avere voglia di scrivere poesie. Ormai le poesie classiche non le legge più nessuno, figuriamoci quelle moderne. Io posso dire che, secondo me, chi scrive poesie ha due bisogni, il primo è quello di esprimere ciò che percepisce con qualcosa che non riguarda i sensi fisici o almeno non direttamente. Questo “qualcosa” ha più a che fare con la coscienza intesa come essenza primaria e fondante l’essere umano. Il secondo bisogno è quello di trasformare ciò che alberga in lui, per il tramite delle parole. In ogni caso, essendo il linguaggio verbale, un mezzo limitato, non possono descrivere direttamente ciò che il poeta desidera ragion per cui diviene l’arte di comporre versi per produrre effetti direttamente nell’animo del lettore.

Una ricerca di sé nello scrivere poesie

In virtù di quanto detto sopra è spiegato il motivo per il quale “uno” scrive poesie. Oltre a ciò c’è un altro motivo che accompagna l’evidenza di cui sopra ne è anzi o ne diventa il motivo principale. Scrivere poesie, significa indagare il mondo che ci circonda, tentare di spiegarlo a sé stessi e successivamente renderlo comprensibile a un livello superiore, a tutti coloro che si sentono attratti da certi versi e che vi si avvicinano incantati da quel qualcosa che ancora non capiscono ma che hanno dentro.

Chi legge poesie?

Foto di Thorsten Frenzel da Pixabay

Leggere poesie sembra essere una cosa d’altri tempi eppure a fronte dei pochi lettori complessivi, la poesia resiste. Poeti ce ne sono e molti anche ma la cosa che più mi stupisce e che ci sono ancora editori disposti a pubblicare poesie. Inoltre, esistono innumerevoli concorsi dedicati alla poesia ma allora, la poesia è viva e vegeta? Non direi ma esiste ancora un animo poetico che spinge gli autori a scrivere e alcuni lettori a leggere e proprio di questi vorrei parlare, dei lettori di poesie.

Qualcosa di bello

Io penso che una parte dei lettori ami leggere poesie perché, ma questo vale soprattutto per i classici, trovano frasi bellissime e siccome questa è una capacità che si è un p0′ persa, ne rimangono affascinati. Leggiamo insieme questo brano:

Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare
Di gioventù salivi?
Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all’opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi

Così menare il giorno.

Questi sono i primi versi della famosissima A Silvia di Giacomo Leopardi e diciamocelo chiaramente come si fa a non rimanerne affascinati. Se solo ce li avessero fatti comprendere veramente invece che ripetere a pappagallo… in quanti infatti ricordano le parole di questa poesia? In molti credo, almeno in parte ma quanti di questi hanno cercato veramente di penetrarne i misteri, di interiorizzare i versi del grande poeta, di vivere attimi di poesia, lo ripeto:

vivere attimi di poesia

perché in questi attimi c’è l’eternità, la vera essenza della poesia, la maestria nel creare emozioni, sensazioni e stati d’animo potenzialmente infiniti per il tramite della parola, un linguaggio di per sé limitato.

La magia dei versi

Altri lettori si immergono nei versi perché riescono a intravedervi con il cuore e con l’anima, quel qualcosa di misterioso e a volte spaventoso che in qualche modo l’autore cerca di far giungere al lettore. È una vera e propria magia, e quella profondità e immensità e quel qualcosa che come in un tempo enormemente piccolo offre uno sguardo in ciò che ognuno di noi è, un mistero. Costoro colgono ciò che il poeta cerca di coltivare perché la poesia è arte indiretta, dove si cerca di portare il lettore a comprendere piuttosto che a capire.

Romantici

E poi ci sono, e forse sono in maggior numero, gli innamorati di una compagna o un compagno ma più spesso, innamorati dell’amore stesso o della propria idea dell’amore. Questi ultimi leggono prevalentemente poesie romantiche che trattano del sentimento appena sbocciato, del perduto amore o anche dei tanti anni vissuti insieme e di come ogni giorno sia sempre come il primo giorno. Di solito, questi ultimi sono versi abbastanza ottimisti e piuttosto solari (eccezion fatta per i versi che parlano del perduto amore); quelli un pò più cupi e introspettivi in effetti appartengono alle categorie citate precedentemente.

Ma al di là di quanto detto sopra, che possono essere considerati degli spunti prettamente personali, ci sono sicuramente tanti altri lettori, tanti quanti sono, non i generi poetici, ammesso che si possano catalogare, ma quante sono le poesie stesse. Ora, prima di chiudere questo articolo, voglio dire ancora due cose:

La poesia non è solo scrittura in versi, semmai questa è l’espressione di chi riesce a vedere la poesia nel mondo che lo circonda perché la poeticità è nella natura soprattutto ma anche in un film, una foto, un disegno, una scultura, un’idea e tanto altro…

Quando parlo di poesia scritta non intendo la poesia propriamente detta ma in generale, nel suo senso più completo, di opera in versi che racchiude quindi la poesia, la lirica la canzone, la ballata etc.

E voi, leggete poesie? Per quale motivo? Cosa vi trasmettono?

Perché leggere poesie?

Foto di Melanie da Pixabay

Bella domanda, perché leggere poesie? Beh io provo a dare una risposta che potrebbe andar bene per me ma magari anche altri ci si rivedono.

C’ose una poesia?

Intanto diciamo che “poesia” deriva dal greco “poiesis” che significa creazione o creatività. È un componimento in versi che può avere una struttura di tipo classico come la rima baciata, la rima alternata ecc. Oppure può essere privo di una struttura preordinata e quindi in stile moderno o libero. Personalmente sono maggiormente interessato a questo secondo tipo di poesie e in questo caso più che nel primo si usano le parole e i versi per rappresentare o esprimere qualcosa che non può essere compreso in maniera diretta ma nel suo significato complessivo. In altre parole i versi rappresentano quel qualcosa nel loro complesso, che normalmente le parole non riescono a dire.

Molti non leggono, pochi leggono molto

Sembrerebbe proprio così, molti non leggono e pochi leggono molto ma se ciò è vero, è particolarmente vero proprio per la poesia. Leggere secondo me è un pò meditare ma leggere poesie è molto di più. Leggere una poesia significa connettersi con un’energia primordiale, non nel senso di arcaica ma anche arcaica e direi piuttosto non verbale. Ecco è proprio questo il punto, passare da un linguaggio esteriore, effimero se vogliamo, a un linguaggio interiore. Le parole che costituiscono un linguaggio limitato, se ben utilizzate, possono condurre all’illimitato linguaggio della coscienza.

Messaggi tra anime

Ecco, è per questo che secondo me dovremmo leggere poesie. Il poeta non comunica con le parole ma le usa per comunicare con il cuore e chi legge di conseguenza è in grado di accedere al vero significato della poesia, che può anche trascendere le iniziali intenzioni dell’autore, solo se accetta di estromettere, almeno in parte il raziocinio per lasciare campo libero all’anima e leggere con il cuore.

Recuperare una parte di noi

In definitiva, si tratta di recuperare una parte di noi, quella parte che non si vuole piegare al materialismo più bieco e che rivendica un’origine spirituale. Origine che sempre più tenta di riaffiorare nelle nostre vite a costo di mandarle in pezzi e che sempre di più fatichiamo a riconoscere, accettando di frammentarci in tante cose che non siamo noi.

Tanti Auguri di Buona Pasqua

Foto di Alana Jordan da Pixabay

Storie d’amore e di amicizie (progetto)

Di cosa parla

È una raccolta di racconti per l’infanzia incentrati sull’amicizia tra creature diverse e solo in apparenza lontane e contrastanti. È un inno all’amore che lega i genitori e in particolare le mamme ai loro figli, un amore che può essere riscoperto in ogni essere vivente.

Il bambino e l’asinello volante

Angelo, un bambino molto educato e leale, un bel giorno incontra un asinello. Scoprirà ben presto che si tratta di un essere molto speciale e con il quale costruirà un rapporto veramente fraterno.

Lo gnomo del calar della sera

Maria e Mario sono due fratellini molto simpatici. Giocando nella loro casa si accorgono che un ospite invisibile e piuttosto silenzioso è attratto dai loro bellissimi giocattoli colorati. Ma la curiosità è tanta e i due bambini faranno di tutto per capire cosa sta succedendo.

La dama del lago di cristallo

Può l’amore tra madre e figlia opporsi alle leggi che guidano l’universo? Forse, perché:

I miracoli non accadono in contrapposizione alla natura ma in contrapposizione di ciò che sappiamo della natura.

S. Agostino

Se vuoi sostenere il progetto che porterà alla pubblicazione del libro, lo puoi pre-ordinare a questo indirizzo: https://bookabook.it/libro/storie-damore-damicizie/

Dall’idea al romanzo

(Secondo me)

L’idea

Per me è la cosa più importante, tutto nasce con un’idea. Molto spesso idea e titolo coincidono. Questo perché è il mio modo per creare associazioni e arricchirle al più presto. Ciò significa anche che il titolo contiene una parte dell’opera. Un tempo avevo la convinzione di non poter scrivere perché pensavo che fosse un lavoro enorme, in effetti lo é ma non per i motivi che credevo all’epoca. Mi immaginavo lo scrittore chino sulla propria opera dall’inizio alla fine che inventava e scriveva il proprio romanzo sul momento, in fondo è uno scrittore, perciò inventa la storia e la mette su carta o no? Ma le cose non stavano esattamente così. In realtà chi scrive utilizza un metodo e non scrive necessariamente tutto ciò che gli viene in mente di getto ma crea un vero e proprio progetto e a seconda del metodo e della storia, scriverà le diverse parti che la compongono, in momenti diversi. Potrebbe decidere di scrivere subito il finale per esempio o scrivere abbastanza di getto per poi ritoccare e perfezionare ora le descrizioni ora i dialoghi. Spesso e volentieri può essere utile fare una ricerca per scrivere di determinati fatti, luoghi o parti tecniche molto dettagliate come nel caso di un romanzo storico o un racconto di fantascienza. Beh, comunque tutte queste cose tenevano ben a freno la mia voglia di cimentarmi nella difficilissima arte della scrittura ma poi credo di aver capito che studiando e impegnandosi un metodo di lavoro te lo puoi creare mentre le idee no! Non si può insegnare e tanto meno imparare come avere delle idee. O le hai o non le hai; certamente si può lavorare per creare le giuste condizioni affinché le idee affiorino ma non si possono avere certezze al riguardo. Quindi, ogni volta che ho un’idea, appena posso, me la appunto sul mio taccuino, aggiungendo tutti i dettagli che mi vengono in mente.

Il soggetto

In un secondo tempo, riprenderò una delle decine di idee che mi sono appuntato, quella che mi intriga di più sul momento e ne allargo i contenuti. Non sarà una trama ma un soggetto, cioè l’idea ma più in grande. Per esempio, se nell’idea sono contenuti due personaggi, diciamo due fratelli e l’ambientazione è di fantasia, cercherò di tratteggiare meglio non tanto l’aspetto quanto il carattere e le particolarità intese come differenze tra i due fratelli. Altrettanto farò con l’ambientazione; se vivono in una città immaginaria o in campagna, al mare o in montagna; così da avere un valido quadro di partenza in cui poter inserire fatti e altri personaggi.

La scaletta

Dopo aver scritto il soggetto, mi preparerò una scaletta degli eventi. Non è detto che la rispetterò per filo e per segno ma mi servirà come traccia per sviluppare la storia poi. La mia scaletta deve essere di 10 o 20, massimo 25 punti molto sintetici e di precisione variabile.

La ricerca

Come dicevo all’inizio, potrebbe essere utile se non necessario, effettuare una ricerca per rendere la storia il più possibile credibile. Personalmente, se non ci sono ambientazioni particolari, procedo con la scrittura e al bisogno mi fermo e faccio le ricerche del caso.

Prima stesura

Okay, eccoci finalmente alla stesura del romanzo che nel mio caso altro non è che lo sviluppo dei punti della scaletta. Ogni punto può essere un capitolo, parto con questa intenzione ma poi le cose cambiano perché in certi casi lo sviluppo del punto è breve, in altri è più lungo e articolato ma se lo sviluppo non è troppo breve, diciamo che ogni punto della scaletta equivale a un capitolo. La scrittura seguirà un ordine cronologico, scriverò parti successive prima delle precedenti solo nel caso in cui mi venga in mente qualcosa che mi piace troppo ma generalmente non è così. La prima stesura è uno scritto abbastanza grezzo poiché mi interessa delineare bene la storia, seguiranno una serie di aggiustamenti e correzioni.

Seconda stesura

Conclusa la prima stesura, riprenderò in mano il testo e mi concentrerò sul miglioramento delle descrizioni. In questa fase cercherò di capire se le descrizioni fatte sono adeguate. Nelle fasi di riscrittura, occorre guardare il manoscritto nel modo più oggettivo possibile in modo da scovare pecche non visibili durante la profonda immersione nel testo che avviene durante la fase di creazione dello stesso.

Terza stesura

In questa fase l’attenzione sarà tutta sui dialoghi. Uno dei problemi maggiori, secondo me, è che i dialoghi possano essere troppo poco naturali, così come le reazioni agli eventi descritti. Nel caso di un grave dramma, questo deve essere reso come accadrebbe nella realtà o perlomeno nella realtà immaginata e quindi coerente con l’ambientazione ideata.

Correzioni finali

E per finire, ci saranno un numero imprecisato di riletture atte a identificare tutti gli errori, le incoerenze e quant’altro potrebbe danneggiare l’opera con l’intento di consegnare all’eventuale editore, un testo al meglio delle mie possibilità.

Naturalmente questa è la mia esperienza e il mio modo di lavorare, fin qui. Non è certo l’unico ne tantomeno il migliore ma può forse dare un’idea di come scrivere un libro a chi non si è mai posto il problema o a chi vorrebbe tentare ma non sa come cominciare. Se anche tu sei tra questi ultimi, buon divertimento.

BUON NATALE A TUTTI

Scrittore umile, scrittore presuntuoso

Foto di osue da Pixabay

In Italia da anni si dice che non si legge abbastanza e che gli scrittori sono in maggioranza rispetto ai lettori. Io non credo che sia proprio così. La prima è vera, in Italia si legge poco e se una volta era vero che si leggevano pochi libri, ora è vero che si legge proprio poco, libri o non libri.

Dai giornaletti a internet

Ai miei tempi, i ragazzini leggevano i fumetti, certo non tutti ma il giornaletto era abbastanza diffuso e molti di quelli che allora leggevano giornaletti, ora leggono libri. Sempre oggi, non solo non si leggono libri ma neanche i fumetti, ne le istruzioni di qualunque cosa; un articoletto un po’ lunghetto lo si vede come un diavoletto dal quale stare a debita distanza. E io che mi lamentavo, negli anni 90, del fatto che la gente leggeva i titoli dei giornali ed era come se avessero letto l’intero articolo. Oggi neanche quello, il titolo o titoletto che sia, non si legge, si ascolta al telegiornale. Ma i titoli si sa, sono concepiti per far passare qualcosa che spesso diverge da quanto scritto o detto nel resto dell’articolo/servizio. E così, ci siamo ridotti che i tanto amati social media, neanche ce li leggiamo, ci basta guardare le figure, spesso senza capirle.

Leggere, scrivere, impegnarsi

Poi ci sono questi folli che leggono quintalate di libri dei più svariati generi. Si svegliano al mattino e una delle prime cose che vedono sul comodino, accanto alla sveglia, è il testo del momento. Se lo portano al cesso, sul treno, dal dentista o in qualunque altro posto potenzialmente portatore di attesa. Costoro, vengono visti come se fossero degli alieni, sempre con quel coso di carta sottobraccio. Quelli che invece leggono con un ebook-reader, si mimetizzano e ispirano sicurezza perché al posto del coso di carta hanno una specie di telefono che non sarà all’ultimo grido ma sempre di uno schermo si tratta. Ma c’è anche chi va oltre; oltre a leggere hanno anche l’ardire di scrivere, di inventare storie. Pazzesco! Ma dove andremo a finire di questo passo. Questi folli, si fanno venire strane idee in testa e se le segnano pure sul taccuino, per non dimenticarle. Poi un bel giorno se le vanno a rivedere e cominciano a trasformarle i una serie di eventi e se insistono tanto quegli eventi un giorno diventeranno una storia. Gente fuori dal mondo. Ma quello della scrittura non è l’ultimo livello della follia; ce né ancora uno più estremo, il più estremo di tutti. Sì perché questi ultimi, non solo leggono e scrivono ma si impegnano pure, sono molto critici nei confronti di sé stessi, amano imparare e non si fermano quando non riescono come vorrebbero. Questi tipacci, si rimettono a studiare l’italiano se necessario, cercano di capire come strutturare una storia, come migliorare dei dialoghi, come creare personaggi credibili e fanno tante altre cose da fuori di testa poi non contenti, hanno pure la faccia tosta di proporre i loro testi a un editore anzi a più d’uno che è meglio.

Scrittore umile

Ebbene, dei folli di cui parlavo prima ce ne sono poi, più o meno due tipi, lo scrittore umile e quello presuntuoso. Stiamo parlando chiaramente, di scrittori non affermati, perchè poi quelli affermati, sono tutti bravi in quanto affermati. Lo scrittore umile è quello che non vuole rompere le scatole, che si presenta in punta di piedi e chiede, se non ottiene risposta, passa avanti. Non pretende e cerca di imparare da chi ne sa più di lui. Spesso questa figura viene percepita come uno che “non ha fiducia nei propri mezzi”. Non è abbastanza cazzuto e se non crede per primo lui nelle sue opere…

Scrittore presuntuoso

Lo scrittore presuntuoso invece, pretende di essere ascoltato, di essere nel giusto. La sua scrittura è la migliore possibile. Secondo questo tipo di scrittori, il mondo dei libri e diviso in capaci e incapaci e indovinate dove crede di essere lui… Lo scrittore presuntuoso non si fa problemi riguardo alle altrui capacità. Se uno è un idiota non è certo colpa sua. Questo scrittore, o è un pallone gonfiato o è veramente bravo altrimenti non sarebbe così…presuntuoso.

La terza via

Il punto è che in un caso o nell’altro, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di scrittori dilettanti e quindi o troppo umili o troppo presuntuosi. Ma c’è una terza via, quella di chi cerca di rendersi conto del proprio autentico valore. In questo caso gli autori cercano di allontanarsi dalla propria opera quel tanto che basta da poterla osservare il più obiettivamente possibile e cercano sinceramente punti di vista differenti rispetto al loro, al fine di comprendere i propri limiti e lavorare per superarli.

Migliorare e migliorarsi attraverso la scrittura

Questo tipo di scrittore inizia a scrivere per una propria necessità interiore. Impara a comprendere i propri limiti e potenzialità e si attiva per accedere, con il tempo, a versioni più elevate di sé stesso. A costui non importa solo di arrivare a pubblicare e vendere ma è interessato alla valutazione, da parte di un professionista, del suo testo, ma anche del lettore (che giustamente ha sempre l’ultima parola), per poter capire dove si trova e come poter avanzare. Tale avanzamento si ripercuoterà obbligatoriamente negli altri ambiti della propria vita o almeno è così che la pensa questo tipo di scrittore. In questo caso si comprende facilmente come scrivere assuma un significato più profondo che va al di là della tecnica e dello stile.

Tu cosa ne pensi? Sei uno scrittore? Come vedi gli altri scrittori? Come ti vedi tu? Può la scrittura diventare un mezzo per evolvere interiormente?

08/12/2022

Questo è il giorno in cui, tradizionalmente, per molte famiglie italiane cominciano le feste di Natale. Ebbene sì, anche per me è così. Amo l’atmosfera del Natale e hai detrattori di questo periodo dico che sta a noi e solamente a noi, trasformare un periodo che sembra essere diventato un mercato per bottegai di bassa lega (non me ne vogliano i commercianti), in un momento di riflessione interiore e di recupero dei valori; non dico un determinato tipo di valori, non m’interessa quali valori, sto parlando dei tuoi valori personali (purché sani), non sto parlando di religione e neanche di spiritualità di cui avremmo tanto bisogno ma di valori personali come la famiglia, l’amicizia, il rispetto, la lealtà. Bene, ora vado a fare il mio Albero di Natale con Rudolph e una playlist tintinnante come sottofondo.

Buon Albero a tutti

Intervista a Paride Royl

Buongiorno Paride, come stai?

Sono ancora un pò scosso per via degli ultimi avvenimenti…

Ti capisco… Puoi presentarti per i lettori di Riflessi d’inchiostro?

Ciao, io sono Paride Royl ho 15 anni e vivo a Roma. L’ultima estate però l’ho passata a Castellana con mio padre e delle nostre amiche. Sono al secondo anno del liceo scientifico e nel tempo libero mi piace leggere.

Ti saresti mai aspettato che potesse accadere tutto questo?

Scherzi? No di certo! Pensavo che mi sarei annoiato per tutta l’estate anche se comunque la tranquillità a me piace, però, accidenti, quante avventure…

Cosa hai trovato a Castellana?

Ho scoperto chi sono o chi dovrei essere. Ho scoperto anche cosa è successo tanti anni fa e questa cosa mi ha segnato definitivamente.

Il fatto di averla scoperta o ciò che è successo?

Entrambe le cose.

Dimmi qualche altra cosa di Castellana.

A Castellana ci sono più leggende di quante tu possa immaginarne. Pensa che ci sono ben quattro torri di guardia e ognuna racchiude in sé dei misteri. C’è il Boscoforesta, il Fiume a Valle, la Via d’Incanto e tante altre cose che ancora non conosco bene e ognuna di queste è legata a un’antica leggenda.

Hai parlato di un boscoforesta, ma si tratta di un bosco o di una foresta.

Tutte e due le cose e nessuna delle due. È un luogo magico che racchiude un segreto indicibile.

Che tipo di segreto?

Indicibile…

Giusto. Puoi parlarci della lanterna?

Posso dirti che è un oggetto straordinario e che ha giocato un ruolo fondamentale nella mia vita.

Sei piuttosto abbottonato.

La magia si rivela a chi si impegna per comprenderla.

Capisco. È vero che c’è una specie di legge, una chiave di accesso al mondo magico?

Il mondo della magia è governato da diverse leggi. Quella di cui parli tu è una precondizione necessaria per accedervi.

Chiunque potrebbe riuscirci?

Potenzialmente sì ma dovrebbe rinunciare ad alcune cose…

Tipo?

Rinunciare alla stupida idea che gli esseri umani siano le creature più importanti di chiunque altro nell’universo, per esempio. Ed è davvero incredibile…

Cosa?

La maggior parte delle persone rinuncia all’unica cosa alla quale non dovrebbe mai rinunciare…

E sarebbe?

Il potere della magia nella vita di tutti i giorni.

Puoi spiegarti meglio?

La maggior parte delle persone fa cose in cui non crede, parla di cose in cui non crede e pensa perfino cose in cui non crede. La gente agisce per secondi fini, è superficiale. Non si ferma più a contemplare la magia della natura. Pensa che le cose accadono perchè è così e basta senza sapere che le cose accadono perché c’è in gioco una magia più grande e invisibile che le fa accadere.

Come ti sei trovato con Ecuba e Lea?

Inizialmente mi sentivo un pò impacciato ma poi si sono rivelate due persone affabili e divertenti. Ne abbiamo passate di tutti i colori e così abbiamo fatto gruppo, abbiamo serrato i ranghi e insieme ce l’abbiamo fatta.

Vi rivedrete ancora?

Spero proprio di sì ma ora non so cosa accadrà.

Il personaggio più strano che hai incontrato a Castellana?

Te ne dico due, Basil e Amaranto. Il primo è un vero e proprio mistero e il secondo è eccentrico da morire.

Una cosa divertente?

Il torneo di scoperchio; un gioco che non conoscevo ed è stato divertentissimo.

Perché dovrebbero leggere le tue avventure?

Perché nella vita c’è tanta magia ma spesso non riusciamo a vederla. Vorrei solo regalarne un pò della mia e forse dopo sarà più facile riconoscerla.

Ma ora vorrei farti anche io una domanda se permetti.

Certo.

Tu mi conosci meglio di chiunque altro, ma io come dovrei considerarti?

Come un amico, Paride…come un amico.

Blog Revolution

Sempre per i rari lettori che avranno l’ardire d’imbattersi in questo blog, confermo con questo post, i cambiamenti preannunciati. La forma delle pagine ora è più semplice; in evidenza ci sono gli articoli e/o le informazioni/novità e sulla barra superiore ci sono invece le tre pagine: la prima (da sinistra a destra) è la pagina AUTORE, informazioni su chi scrive; la seconda è la pagina CONTATTI e infine, la terza pagina è quella del mio libro : Paride Royl e la leggenda dei sogni perduti. In primo piano ci sono gli articoli pubblicati, dal più recente al più vecchio.

L’oscuro tornitore

L’oscuro tornitore si appresta a compiere la sinistra opera

Guanti neri egli indossa
oscuri occhiali lo adornano
l’ombra del suo tornio lo cela alla vista

Con risoluta scaltrezza
posiziona l’inerme geoide
i cui promontori, vanno livellati

Egli non può creare
ma solo modificare
qualora ne ottenga il potere.

Sorrisi

Non più sorrisi
sulle tue labbra
ma sorrisi negli occhi

Sorrisi amari
di amica paziente
ancora ottimista

Con la speranza
di rinascere
un giorno
a nuova vita.

La morte

Niente somiglia alla morte
più di un viale alberato
con la fioca luce
che filtra
da vecchi lampioni
consumati dal tempo
e il vento che fischia
tra le ringhiere
e le siepi appassite
di umili case
nascoste allo sguardo
ma presenti nella memoria.

In cima al mondo

In cima al mondo

o sottoterra

con il bisturi

o la vanga

imbellettati come manichini

o trasandati come dei barboni

Con il mento sporgente

ed il petto confacente

o il capo chino

e la schiena dolente

In ogni caso

siamo carne e sangue

intelletto e sentimento

Siamo il tempio

e l’architetto

siamo pecore in assetto da combattimento.

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